Posts filed under 'Ecologia'
Lampada Leaf di Herman Miller….una fusione di tecnologia e umanità
La lampada da tavolo LEAF si serve di una rivoluzionaria tecnologia LED per regalare alla luce un tocco umano. Essa offre una scelta di illuminazione assolutamente esclusiva: accattivante, innovativa ed ecologica. Creata da Yves Béhar di fuseproject e da Herman Miller, LEAF aasicura la massima facilità di controllo con un semplice tocco delle dita. Un invitante comando a sfioramento permette di regolare facilmente l’intensità e la tonalità di colore della luce, dalla più calda alla più fredda, per adattarsi allo stato d’animo, al compito da svolgere o all’ambiente.
Fredda al Tatto
I LED generano un forte calore che complica il design e normalmente crea l’esigenza di una ventola motorizzata per dissiparlo. LEAF gestisce il calore in modo diverso: i suoi LED rimangono freddi al tatto grazie all’impiego di un sistema di distribuzione del calore in attesa di brevetto che rilascia e disperde il calore senza bisogno di una ventola di raffreddamento.
Intelligente e flessibile
LEAF memorizza il colore e l’intensità della luce preferita dal clientee, ogni volta che viene accesa mantiene le impostazioni precedentemente selezionate. Il braccio inferiore ruota di 180° si inclina in avanti e dietro mentre la testa ruota di 210° e può essere estasa per un’illuminazione diretta o ripiegata per una luce diffusa e discreta.
Rispettosa dell’ambiente
LEAF utilizza una minor quantità di risorse mondiali per regalare una luce migliore.I suoi LED consumano in media 8-9 watt di potenza, conuna durata fino a 100.000 ore, e riducono il consumo energetico del 40% rispetto alle lampare fluorescenti compatte. LEAF è stat sviluppata nel rispetto del rigoroso protocollo DfE adottato da Herman Miller, ed è riciclabile al 90%, al termine della sua vita utile.
LEAF è disponibile in cinque colori per integrarsi perfettamente il molti ambienti diversi: Nero,Rosso,Bianco,Nickel e alluminio lucidato.


Add comment 15 Settembre 2009
Ti faccio secco……tutto !!!!
Il problema dell’ecologia è la moda. Il fatto che la moda non sia ecologica, che gli stilisti italiani se ne freghino e usino ancora pelli e pellicce di qualunque bestia, ma soprattutto che infilino dappertutto il lusso, il bling sfarzoso che ribadisce il vecchio concetto per cui alla fine – inutile che stiamo qui a girarci intorno – risparmiare è da sfigati, esagerare è da fighi. Ma i problemi che il mondo della moda ha con l’ecologia sono secondari, e riguardano stilisti e addetti ai lavori, che giustamente la pensano un po’ come gli pare (mica li puoi costringere).
Viceversa, quello che è grave sono i problemi che l’ecologia ha con l’essere di moda, col costituire una tendenza vera. Sì, lo so, c’è chi compra la Prius, chi si fa il fotovoltaico sul tetto, chi si lava la coscienza quando divide umido, vetro e plastica. Ma lo fa perché ci ha ragionato e si è convinto che sia giusto. Ecco: le figate non sono così. Dalla moda si viene travolti perché sì, non per un motivo.
Alla Loofen, azienda coreana specializzata nella disidratazione dei rifiuti, si sono posti l’obiettivo di fare un elettrodomestico ecologico e di farlo parecchio figo. Alla vista, il Loofen 07 si presenta come una micro lavatrice supercolorata. Basta allungare una mano e toccarlo per accorgersi che anche lui è fatto di pelle, ma sintetica (quel tipo di plastica traslucida che sembra un’avveniristica versione dell’epidermide umana).
Non ci sono tasti sporgenti, meccanismi in vista, ma solo un oblò, due tasti a sfioramento (accensione e stand-by) e due cilindri bianchi sul retro. Funziona così: prendi i rifiuti organici prodotti durante la cena, apri lo sportello, li sbatti nell’apposito cestello, chiudi, schiacci un tastino, te ne vai. A questo punto lo 07 emette un rassicurante pi-ru-lì, che vuol dire che è in funzione; poi, consumando pochissima corrente e senza fare rumore, nel giro di qualche ora toglie tutte le molecole d’acqua che c’erano dentro alla mezza mela avanzata, agli spaghetti lasciati lì, alle bucce delle patate, ai resti del pollo allo spiedo. Non solo: sterilizza, rimpicciolisce e rende inodore (grazie ai due filtri posteriori).
Se nel frattempo uno vuole aggiungere altri rifiuti, apre lo sportello quando gli pare, ce li mette, richiude, e risente il pi-ru-lì che gli dice: «Ok: desertifico anche ’sta roba». Il cosiddetto umido – si chiama così per ricordare a tutti che il sacchettino dopo un giorno e mezzo è già fetido, pesante, e a rischio di cedimento durante il trasporto verso il cassonetto condominiale, con conseguente versamento di liquido vomitevole sul pianerottolo – viene trasformato in una cosa che occupa un quinto del volume, pesa un decimo e non puzza. Però non ci pensare che fa tutte queste cose così bene e senza disturbare: fai finta che sia solo un gadget da tenere in cucina, di quelli guai-a-chi-non-ce-l’ha.
Fonte: Paoblog
Add comment 8 Maggio 2009
Coworking, una nuova realtà lavorativa.
E’ un vero e proprio stile lavorativo che sta progressivamente prendendo piede anche nel nostro Paese. Il coworking rappresenta una buona soluzione per liberi professionisti e telelavoratori che, stufi della solitudine, decidano di condividere spazi ed idee nonché oneri.
Le iniziative in salsa italiana
Prossimo al debutto il nuovo spazio di coworking La Pillola400 sta per aprire i battenti a Bologna.
Si tratta, in poche parole, di un “ufficio low cost” dove è possibile affittare una scrivania, una sala riunioni o solamente una postazione di lavoro anche per poche ore o pochi giorni. In sostanza, una soluzione che rappresenta l’evoluzione della vecchia agenzia d’affitto immobiliare, ma anche la risposta a un nuovo stile di vita professionale che ha come parole chiave la mobilità e la flessibilità.
Questa modalità flessibile di utilizzo degli spazi ben si adatta ad un mondo lavorativo estremamente fluido ed internazionalizzato dove le persone si spostano di continuo e dove diventa sempre più vincolante il classico ufficio.
Un’altra parola d’ordine per il coworking è comodità: nello spazio di Bologna il cliente porta solo il computer portatile e il telefono cellulare, le utenze non sono a suo carico e a disposizione ci sono la sala riunioni, la stampante, il fax e la connessione wi-fi.
Precedenti illustri
Inutile dire che l’idea arriva, come da sempre accade in fatto di flessibilità, dal Nord Europa e dall’America, dove gli spazi di lavoro fast & low cost si sono diffusi da una decina d’anni riscuotendo rapidamente successo. Per quanto riguarda l’Italia la realtà del coworking si è appena diffusa (un paio d’anni circa) partendo da Roma e Milano.
Vantaggi del coworking
Tra i punti di forza sicuramente troviamo il risparmio: i prezzi al mese si aggirano sui 200-250 euro per una scrivania ed il servizio è completo con tanto di computer, connessione wi-fi, fax, stampante, sale riunioni e perché no, punti di ristoro. Ogni centro naturalmente adotta le proprie politiche di prezzo e può variare nella fornitura dei servizi, per cui si potrà affittare un’intera camera o una semplice scrivania in un open space, ma, in entrambe i casi, il professionista può ottenere significativi margini di risparmio.
Fonte: Soldiblog.it
Add comment 23 Aprile 2009
Detersivi alla spina
ROMA – “Ridurre imballaggi e risparmiare energia utilizzando i detersivi alla spina non solo è possibile, ma doveroso”. Lo ha affermato Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente e Cooperazione tra i Popoli durante l’inaugurazione del primo distributore di detersivi alla spina del Lazio, sviluppato con la collaborazione di Ecologos e Sviluppo Lazio, che si è svolta oggi presso l’ipermercato Panorama di via Tiburtina a Roma. “Con questa iniziativa – ha dichiarato – iniziamo un percorso virtuoso, per utilizzare meno energia, meno acqua e meno risorse ambientali. Per realizzare un singolo contenitore per detersivi del peso di 75 grammi, per esempio, si utilizzano 239 litri d’acqua, 1,46 kWh d’energia e si emettono ben 133,9 grammi di anidride carbonica. Il sistema che attiviamo oggi consente ai cittadini di abbattere questi consumi riutilizzando il contenitore decine di volte diminuendo, inoltre, in maniera drastica il volume dei rifiuti direttamente alla fonte”. “Questa iniziativa è possibile anche grazie alla collaborazione del mondo della distribuzione e delle aziende produttrici che hanno aderito al nostro progetto a riprova del fatto che unire le forze per la difesa dell’ambiente non solo è possibile, ma è indispensabile se si vuole arrivare a dei risultati concreti e duraturi – ha proseguito Zaratti – L’utilizzo di sistemi per il riuso dei contenitori nella grande distribuzione ha anche un’alta valenza comunicativa. Con questa iniziativa, infatti, siamo riusciti a dimostrare che è possibile razionalizzare i consumi, senza rinunciare al proprio stile di vita e consentendo ai cittadini anche un risparmio economico. A parità di qualità, concentrazione e potere di detergenza, infatti, il detersivo alla spina costa circa un 30% in meno, rispetto al prodotto confezionato”. “Oltre al riutilizzo del contenitore siamo stati attenti anche alla qualità dei detersivi sul fronte ambientale che sono tutti ad alta biodegradabilità, composti da tensioattivi di origine vegetale e non testati su animali. In totale il nostro progetto prevede la creazione di dieci punti di distribuzione di detersivi alla spina, ma arriveremo in breve tempo a più di quaranta sistemi di distribuzione, in tutta la nostra Regione – ha concluso Zaratti – Ogni macchina, infine, è dotata di un contatore che visualizza immediatamente, dopo ogni utilizzo, il bilancio delle materie prime risparmiate e dell’anidride carbonica non emessa. Cosa questa che permetterà ai cittadini di visualizzare in tempo reale i risparmi ambientali prodotti dalle loro azioni”.
Fonte: Centumcellae News
Add comment 3 Aprile 2008















